Tonnarelli con Radicchio, Pepe Verde e Briciole Croccanti al Pecorino

In questa giornatina bigia, con le temperature che stanno (finalmente direi – per quanto io sia amante dell’estate, questa non era estate! Era un palude) calando, con il raffreddore immenso che mi ritrovo, beh.. Mi viene inevitabilmente da pensare che siamo davvero in autunno. E ammetto, è una stagione che non mi piace per niente… Pioggia e giornate corte, le due cose che meno tollero :(  Solo per una cosa l’autunno si salva: il cibo. Le castagne, le zucche, il radicchio, i cavoli, le mele, gli agrumi… In cucina mi sbizzarrisco! Come con questi Tonnarelli con Radicchio, Pepe Verde e Briciole Croccanti al Pecorino :D I tonnarelli sono una pasta tipica dell’Abruzzo; in pratica non sono altro che gli spaghetti alla chitarra, molto simili (per non dire uguali) agli strangozzi, tipici dell’Umbria, e ai troccoli, pasta tipica della Puglia: in tutti i casi si tratta di spaghetti non troppo fini, dalla sezione quadrata, molto ruvidi e quindi capaci di trattenere a meraviglia il sugo.

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INGREDIENTI (per 3/4 persone)
1 scalogno
2 cespi di radicchio piccoli (400 gr. totali)
2 cucchiaini di grani di pepe verde
½ bicchiere di vino bianco
3 fette di pan carrè ai cereali
50 gr. di pecorino grattugiato
500 gr. di tonnarelli (pasta fresca; se la usate secca ovviamente diminuite)
olio extravergine di oliva
sale

PREPARAZIONE
In una padella capiente fate soffriggere lo scalogno tritato con un filo d’olio, quindi unite il radicchio sminuzzato; aggiustate di sale, unite i grani di pepe verde e, una volta che il radicchio sarà appassito, versate il vino e fate evaporare a fiamma alta, quindi proseguite la cottura, abbassando la fiamma, un altro paio di minuti prima di spengere il fuoco.
Eliminate la crosta alle fette di pan carrè, tagliatele a quadretti piccoli e ponete i cubetti su di una teglia  rivestita con carta da forno; cospargeteli con il pecorino grattugiato e fateli dorare bene nel forno già caldo a 200° C per circa 10 minuti, fino a che il pecorino non sarà fuso ed il pane abbrustolito.
Lessate la pasta in abbondante acqua salata, quindi scolatela al dente e fatela saltare nella casseruola con il radicchio; una volta spento il fuoco unite i dadini di pane al pecorino, date un’ultima mescolata e servite.

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Con questa ricetta partecipo al contest Ricette d’Autunno, del blog C’è Crisi!

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… E al contest I sapori dell’autunno: le ricette della Mostra Mercato del tartufo Bianco di Città di Castello (PG) de La cucina Scacciapensieri (info anche qui: www.iltartufobianco.it)!

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Tartara di Branzino, Mango e Pomodorini con Uova di Salmone e Germogli su Crema di Avocado

Se avete letto con attenzione il mio resoconto su Lisbona (qui), ricorderete anche che vi ho parlato del Time Out Mercado da Ribeira, quel fantastico fabbricone fighissimo in cui sono rintanati super chef portoghesi che preparano dello street food très chic, da leccarsi i baffi. Tra le tante prelibatezze gustate, la Tartara di Branzino, Mango e Pomodorini con Uova di Salmone e Germogli su Crema di Avocado (abbiate pazienza ma in portoghese non ricordo come si chiamasse :P) mi è rimasta nel cuore così tanto, ma così tanto, che ho deciso di riproporla, a mio rischio e pericolo :D Beh ovvio che la ricetta non sia impegnativa, ma solo il fatto di aver provato a rifarla, con alla mano solo una foto ed un ricordo ancora vivo negli occhi, nel cuore e nel pancino, mi concede (credo e spero) a pieno titolo la paternità (o per meglio dire maternità) di questa ricettina… Che è molto fighetta lo so, ma è uno spettacolo assicurato, per il cuore e per il palato!

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INGREDIENTI (per 3 persone)
1 piccolo branzino freschissimo (peso dei filetti puliti 100 gr.)
1 limone e ½ (succo)
1 mazzetto di prezzemolo
½ cucchiaino di coriandolo in polvere
1 avocado (peso della polpa 220 gr.)
4 pomodori perini (peso al netto degli scarti 100 gr.)
1/2 mango (peso della polpa 120 gr.)
30 gr. di uova di salmone
olio extravergine di oliva
sale
pepe
germogli (*)

PREPARAZIONE
Intanto una premessa: utilizzate il branzino crudo solo se ha subìto correttamente il processo di abbattimento (a -20° per almeno 24 ore). Pulite benissimo il pesce e una volta ottenuti 2 filetti, con un coltello ben affilato ritagliate dei quadratini. Preparate una marinata con 4 cucchiai di olio, il succo di un limone, il prezzemolo tritato, un pizzico di sale ed il coriandolo e marinatevi il pesce per almeno un’oretta.
Nel frattempo preparate la crema di avocado: sbucciate i frutti e tritate al mixer la polpa insieme al succo dell’ultimo ½ limone rimasto; aggiungete olio a poco a poco (a me ne sono serviti 3 cucchiai), fino ad ottenere una crema densa ma liscia; amalgamate un pizzico di sale ed una macinata di pepe e tenete da parte.
Aprite a metà i pomodorini, eliminate i semi e tagliate a cubetti la polpa. Sbucciate il mango ed ottenete dei cubetti dalla sua polpa, utilizzandone metà (meglio se non troppo morbido). Ponete in una ciotola il mango ed i pomodori, unite un pizzico di sale ed un filo d’olio e mescolate delicatamente. A questo punto unite il branzino sgocciolato dalla marinatura ed amalgamatelo dolcemente agli altri ingredienti. Impiattate ponendo la crema di avocado nei piatti, poggiatevi sopra la tartara e completate con due cucchiaini ciascuno di uova di salmone e qualche germoglio. Ponete i piatti così preparati almeno una ventina di minuti in frigo prima di servire.

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(*) non ho la più pallida idea di che tipo di germogli fossero quelli del piatto che ho mangiato al Time Out, ma che fossero germogli mi era ben chiaro e quindi mi sono documentata e, affascinata, ho deciso di provarci. Ho quindi coltivato per circa 1 settimana prima di preparare questa ricetta dei germogli di lenticchia (per chi è alle prime armi, dicono sia il miglior legume). Il procedimento è semplicissimo: poche lenticchie a mollo in un vasetto di vetro, sciacquarle diverse volte e cambiargli l’acqua per 4-5 volte nell’arco del primo giorno, poi dal secondo giorno vanno semplicemente sciacquate, scolate e lasciate lì, umide ma non a mollo (procedimento da ripetere mattina e sera). Già il terzo giorno vedrete spuntare i germogli… Divertitevi e a partire dal quinto giorno potrete gustarli in insalate o come decorazione per piatti come questo ;)

Con questa ricetta partecipo al contest Il Viaggio in un Piatto, de La Cascata dei Sapori

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… E a The Fruit Contest – la Frutta che non ti Aspetti di The Kitchen Nook!

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La Pissaladière (Focaccia Provenzale con Acciughe, Cipolle Dorate, Capperi e Olive)

La vacanza in Costa Azzurra (qui) è una di quelle che, certamente, porterò nel cuore a vita. Posti giusti, compagnia giusta, cibo giusto! Non ci siamo fatti mancare niente in quei tre giorni: dai formaggi alle baguette, dal pesce crudo freschissimo ai dolci tipici, abbiamo degustato davvero di tutto, e nel frattempo visto posti magnifici! Una delle preparazioni più tipiche della zona è senza dubbio La Pissaladière (Focaccia Provenzale con Acciughe, Cipolle Dorate, Capperi e Olive), un mix di sapori decisi e di profumi tipicamente mediterranei. Il suo nome indica appunto la presenza del pesce salato (le acciughe, appunto), ed è parente stretta di quella che il Liguria viene chiamata “pissadella” o “piscialandrea”, che ha all’interno, però, anche del pomodoro. La nostra ricetta francese è invece una sorta di pizza bianca, gustosa e saporita… Non è velocissima da fare, ma vi assicuro che la soddisfazione sarà tanta! ;)
La ricetta proviene da un libro che ho in casa (“Sapori del Mediterraneo”), anche se ho attinto da qui per diversi preziosi consigli.

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INGREDIENTI (per una teglia rettangolare, 25×35 cm)
450 gr. di acciughe sotto sale (250 gr. peso da pulite)
180 ml di acqua
6 gr. di sale
30 gr. di fruttosio (o 50 gr. di zucchero) + ½ cucchiaino (o 1) per l’impasto
12 gr. (1/2 cubetto) di lievito di birra fresco
15 gr. di olio extravergine di oliva + quello per la ciotola, per la teglia e per le cipolle
330 gr. di farina 00
1 kg di cipolle bionde (io ne ho usate 8)
2 spicchi d’aglio
1 cucchiaino di erbe di Provenza
25 gr. di capperi (peso da sgocciolato)
33 olive taggiasche snocciolate
pepe nero

PREPARAZIONE
Ponete le acciughe salate in una ciotola e sciacquatele più volte sotto l’acqua fredda corrente, delicatamente (non si devono sfare); una volta che il sale sarà del tutto scomparso lasciatele a bagno nell’acqua fredda per due-tre ore, cambiando l’acqua ogni tanto.
Preparate l’impasto: una volta misurati 180 ml di acqua, ponetene due dita in una ciotolina e scioglietevi il sale. Nella restante acqua scioglietevi 1/2 cucchiaino di fruttosio (o 1 di zucchero), il lievito e 15 gr. di olio; versate quindi la preparazione liquida in una ciotola dove avrete in precedenza setacciato la farina ed iniziate ad impastare. Una volta ottenuto un composto omogeneo unite anche la poca acqua in cui avete sciolto il sale; impastate ancora per qualche minuto fino ad ottenere un composto liscio, quindi formate una palla, ponetela in una ciotola leggermente oliata facendola ruotare affinchè si unga completamente, quindi coprite con la pellicola trasparente e lasciate lievitare a temperatura ambiente per circa 2 ore (l’impasto dovrà raddoppiare).
Sbucciate le cipolle, tagliatele a metà ed affettate finemente ciascuna metà. In una padella capiente fate imbiondire gli spicchi d’aglio schiacciato insieme ad una generosa dose d’olio; aggiungete le cipolle, il fruttosio (o lo zucchero), le erbe di Provenza, una macinata di pepe e lasciate cuocere a fuoco molto basso, coperto, per circa 25 minuti. Se necessario, unite qualche cucchiaio di acqua calda durante la cottura: le cipolle dovranno diventare morbide, ma non bruciate né troppo colorite.
A questo punto pulite le acciughe eliminando la lisca interna (attenzione a non sfaldarle) ed ottenendo due filetti da ciascuna; ponete i filetti su carta assorbente da cucina ed asciugateli bene. Di questi filetti puliti (dovranno essere rimasti più o meno 280 gr.) tritatene 80 gr. insieme ad i capperi ed unite il trito alle cipolle, amalgamando bene, quindi lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Preriscaldate il forno a 200° C. Ungete bene la teglia rettangolare, ponetevi l’impasto al centro e, con le mani, stendetelo bene fino a fargli ricoprire interamente la superficie della teglia (la base dovrà essere piuttosto sottile); cospargete quindi la superficie con il composto di cipolle, capperi ed acciughe formando uno strato omogeneo, lasciando libero circa 1 cm di bordo. Adesso ponete i restanti 170 gr. di filetti di acciughe a formare un reticolo obliquo (un po’ come per le crostate); una volta ottenuta la griglia con le acciughe, ponete un’oliva in ogni rombo. Infornate la pissaladière e lasciate cuocere per circa 25 minuti, coprendo con della carta da forno se la superficie dovesse dorarsi troppo; una volta sfornata lasciatela intiepidire, quindi tagliatela a quadretti e servite.

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Con questa ricetta partecipo al Contest Il Viaggio in un Piatto, di La Cascata dei Sapori!

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Lisbona e Dintorni: 7 Colli di Fascino tra il Tago e lo Sconfinato Oceano

Come iniziare… Beh, dall’inizio. Da quando, per esempio, il 18 agosto 2014, sul traghetto da San Vincenzo all’Isola di Pianosa, ho pensato che dopo tanto parlarne era giunto il momento di andare finalmente a visitare Lisbona ed ho iniziato a tenere sotto controllo voli aerei e b&b. No, forse un po’ meno indietro nel tempo… Iniziamo da quando ho studiato la guida cartacea ed i mille siti che ho trovato per riuscire poi a programmare un viaggio che fosse più organizzato possibile, per non trovarci mai impreparati ed evitare perdite di tempo inutili. Ecco, io vi racconterò i miei, i nostri, 5 intensi giorni trascorsi a Lisbona e dintorni con l’intento sì di fissare nel tempo il ricordo di questo splendido viaggio, ma anche e soprattutto perché penso e spero che questo racconto possa essere d’aiuto a qualcuno che, come noi, vuole passare qualche giorno in queste meravigliose zone… Insomma, io ve lo dico: io avrei voluto leggere, prima di partire, un racconto come questo! Mi sarei risparmiata due vesciche e mi sarei portata meno jeans e più pantaloni corti, tanto per dirne un paio :P Ma andiamo con ordine…

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LISBONA GIORNO 1 – GIOVEDI’ 2 OTTOBRE 2014 (Sao Sebastiao, Baixa, Chiado)
Sao Sebastiao
Arriviamo in aeroporto ore 9,30 circa (ora locale: a Lisbona siamo indietro di un’ora). Alloggiamo al B&B Praça de Espanha, in Rua Doutor Alvaro da Castro 44, quindi prendiamo la metro rossa direttamente dall’aeroporto e scendiamo alla fermata Sao Sebastiao, dove cambiamo e saliamo sulla blu per Praça de Espanha, appunto. Dalla fermata della metro, il b&b è facilmente raggiungibile con una camminata di circa 5 minuti… La coppia di italiani che lo gestisce ci accoglie e ci mostra la camera: posiamo le valigie, ci diamo una rinfrescata e poi partiamo alla scoperta di Lisbona. La giornata è splendida, ci sono 30 gradi, ed io ho la sciagurata idea di togliere le scarpe da ginnastica per indossare gli stivaletti estivi con suola praticamente inesistente :/
Raggiungiamo a piedi il Jardim Zoologico, uno splendido polmone verde popolato da simpatiche scimmiette e dormienti coccodrilli, quindi ci fermiamo a pranzo da Coral (1) e ci rinfreschiamo subito con dell’ottimo vinho verde (A).
Dopo pranzo, ci attende una bella scarpinata fino al Palacio dos Marqueses de Fronteira, i cui meravigliosi interni sono visitabili solo entro le 12 (e con una guida); riusciamo però a visitare almeno i giardini (che riaprono al pubblico nel pomeriggio solo tra le 14 e le 16: il palazzo è abitato) suonando il campanello… Lo scenario è splendido, una tranquillità infinita ci accoglie… Questo luogo è decisamente poco battuto dai turisti, che non sanno cosa si pèrdono!
A piedi, scendiamo giù per una passeggiata nel Giardino della Fondazione Gulbenkian e Centro de Arte Moderna, popolato di sculture e di una ricca flora; i piedi iniziano già a fare male, e togliendo le scarpe per rinfrescarli nella cascatina scopro un bel paio di vesciche… Si inizia bene!! La fermata in farmacia è d’obbligo: da domani cerotti Compeed.
Ma sono determinata, scendiamo ancora a piedi ed attraversiamo il Parque Eduardo VII fino a Marques de Pombal, la piazza in cui venne proclamata la repubblica portoghese nel 1910. Prendiamo quindi la metro blu proprio dalla fermata Marques de Pombal fino a Sao Sebastiao, qui cambiamo e prendiamo la metro rossa fino a Alameda per visitare il Jardim da Alameda Dom Afonso Henriquez: oggi a tutto verde!
Baixa
Sempre dalla fermata Alameda prendiamo la metro verde fino a Rossio (Placa Dom Pedro IV), la piazza principale el centro di Lisbona, con la statua di Dom Pedro IV. Da qui raggiungiamo Manuel Tavares, in Rua da Betesga, un negozio di generi alimentari che merita decisamente una visita, e acquistiamo subito un queijo de azeitao (B), un queijo da serra (C), una farinheira (D) e svariate boccette di porto (E). Scendiamo quindi lungo Rua Augusta, via pedonale cuore del quartiere Baixa, fino a Praca do Commercio (Terreiro do Paco), con la statua di Josè I e l’arco trionfale; qui ci fermiamo per un aperitivo al Museu da Cerveja, dove oltre ad una birra ci gustiamo anche degli ottimi pastel de bacalhau (F), quindi ripartiamo alla volta del Chiado.
Chiado
Da Terreiro do Paco (Praca do Commercio) saliamo per Rua Garrett, quindi per Largo do Carmo e per Rua Trinidade, salendo sull’Elevador de Santa Justa per godere della vista mozzafiato. Ripassiamo quindi da Rossio e decidiamo di cenare al Restaurante Bastardo (2). Dopo cena ci inoltriamo nel Bairro Alto, degustando gijinha (G) fino a raggiungere il Cafè Luso, convinti di assistere ad uno spettacolo di fado (H), il canto tradizionale… Cambiamo idea, però, quando scopriamo che dovremmo sborsare 16,00 euro a testa, quindi riprendiamo la metro blu a Restauradores fino a Praça de Espanha, direzione letto.

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LISBONA GIORNO 2 – VENERDI’ 3 OTTOBRE 2014 (Gita sul Tago: Cacilhas, Almada, Costa da Caparica)
Cacilhas – Almada

Oggi ci aspetta una delle due escursioni fuori porta che abbiamo programmato. Dopo una lauta colazione al b&b (la signora ci prepara caffè e caffellatte e ci offre svariate opzioni, dai cornetti ai biscotti al pane tostato con la marmellata), a Praca de Espanha prendiamo la metro blu fino a Baixa-Chiado, da qui cambiamo e prendiamo la metro verde per Cais do Sodré. Direttamente dalla metro, seguiamo le indicazioni per il traghetto ed acquistiamo un biglietto A/R per Cacilhas; i traghetti partono ogni 20 minuti, e in 10 minuti di traversata sul Tago siamo dall’altra parte.
Dall’attracco di Cacilhas prendiamo la strada a piedi che costeggia la costa, o per meglio dire il porto: la giornata è calda e splendida e la desolazione di un paese portuale in pratica dismesso appare meno triste. Raggiungiamo l’Elevador Boca do Vento, con il quale saliamo nel paese di Almada. Torniamo giù con lo stesso “elevador” e pranziamo da Ponto Final (3).
Rifacciamo a piedi lo stesso tragitto fino a tornare a dove siamo attraccati; qui vi è anche la stazione degli autobus, e con il bus 101 (1 ogni ½ ora) raggiungiamo in poco tempo il Santuario do Cristo Rei, ammirando da vicino l’imponenza dell’unica statua visibile anche dall’aereo.
Costa da Caparica
Con lo stesso autobus torniamo a Cacilhas e da lì prendiamo il bus 124, direzione Costa da Caparica (1 ogni 20 minuti); il viaggio dura quasi un’ora, e lì per lì pensiamo di aver sbagliato qualcosa… Raggiungiamo il paesino verso le 17,00, passeggiamo per le vie di negozi che conducono al mare, quindi ammiriamo l’oceano in questa splendida giornata di sole: molti si abbronzano, qualcuno fa surf, i bimbi giocano. Noi mettiamo i piedi in acqua quel tanto che basta per far riempire di sabbia le mie povere vesciche: urge quindi apertura e pulizia. Menomale non ci conosce nessuno! Se non altro, adesso che si sono “sgonfiate” sarà tutto in discesa. Torniamo alla fermata dell’autobus e prendiamo il bus 135, che in 20 minuti ci riporta a Cacilhas (“via rapida”, erano quelle le paroline magiche!), e da qui riprendiamo il traghetto per Lisbona, Cais do Sodré; da qui, raggiungiamo in 15 minuti a piedi il Restaurante Cervejaria Zapata (4), quindi torniamo a Cais do Sodré per prendere la metro verde fino a Baixa-Chiado e qui cambiamo prendendo la metro blu fino a Praça de Espanha, per il b&b… L’ultimo tratto a piedi sembra infinito per i miei piedi in fiamme. Ma domani è un altro giorno.

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LISBONA GIORNO 3 – SABATO 4 OTTOBRE 2014 ( MNAZ, Alfama)
MNAZ
Oggi il programma è meno intenso, i piedi sembrano stare meglio; l’aria è più fresca, ma giusto la sera; di giorno si sta bene a mezze maniche ed in pantaloni corti ed il sole è cocente come al solito. Prendiamo la metro blu da Praça de Espanha fino al capolinea sud Santa Apolonia, poi da qui prendiamo il bus 794, direzione Oriente, che in pochi minuti ci scarica davanti al MNAZ (Museu National do Azulejos), il solo museo che ci concediamo, per ammirare con tutta calma gli azulejos (I) che caratterizzano ogni angolo della città, dalle facciate dei palazzi alle stazioni della metropolitana.
Alfama
Con lo stesso bus torniamo a Santa Apolonia e pranziamo dall’alto del Restaurante Faz Figura (5), che si trova proprio davanti alla fermata dell’autobus. Da qui, a piedi, ci avviamo verso la Feria da Ladra, il mercato delle pulci presso il Campo de Santa Clara, e dopo svariati acquisti visitiamo la Chiesa de Santa Engracia (National Panteon) e la Chiesa Sao Vicente de Fora. L’Alfama è un quartiere davvero tipico di Lisbona, e ci perdiamo tra i suoi vicoli: da Rua dos Remedios a Rua Sao Pedro, da Rua Sao Miguel fino a Largo de Sao Rafael, da Rua Sao Joao da Praca fino alla Cattedrale Sé; raggiungiamo quindi il Miradouro de Santa Luzia, ricco di azulejos ed artisti, per godere di una vista mozzafiato sul Tago; adesso inizia a fare freschino. Strenuamente, percorriamo anche Rua das Portas do Sol fino a raggiungere il Castelo de Sao Jorge, ma 10 euro a testa per entrare anche solo nella parte esterna sono decisamente troppe. Siamo nei pressi del ristorante che mi ero segnata per la cena; è piuttosto presto, ma dando un’occhiata scopriamo che il locale offre principalmente degustazioni di vino, salumi e formaggi e alle 19 chiude: è destino! Primo aperitivo-cena della serata, quindi, da Corvo Azul (6), poi riscendiamo giù. Nei pressi della Cattedrale Sé si trova il Clube de Fado, con spettacoli che iniziano a partire dalle 22; ammazziamo il tempo con un secondo aperitivo-cena da Coraçao da Sé (7), ma quando è ora scopriamo che anche il Clube de Fado chiede una cifra spropositata. Delusi ed amareggiati (non ascolteremo mai il fado!), torniamo verso Santa Apolonia, ma nei vicoli caotici dell’Alfama ci imbattiamo in non uno, ma in svariati spettacoli di fado! Altro che locali fighetti ;)
Ma siamo stanchi morti: presto riprendiamo la metro blu da Santa Apolonia fino a Praça de Espanha, doccia veloce e sana dormita; domani ci si sveglia prestissimo!

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LISBONA GIORNO 4 – DOMENICA 5 OTTOBRE 2014 (Sintra, Cascais, Cabo de Roca, Estoril)
Sintra

Finalmente i miei piedi iniziano a stare meglio. Stamani ci copriamo bene, sarà che è prima del solito ma sembra piuttosto fresco. A piedi, raggiungiamo la stazione ferroviaria Sete Rios, nei pressi del Jardim Zoologico, e prendiamo il treno per Sintra, con cambio ad Amadora (la 4° fermata, la coincidenza arriva subito… in totale 35 minuti). Alla stazione di Sete Rios conviene fare il biglietto congiunto, che permette per 24 ore di usufruire dei treni (CP) e dei bus (Scotturb), costo 15,00 € a testa. Arrivati alla Stazione di Sintra, prendiamo il bus 434, che compie un giro turistico della città: vale la pena scendere per visitare il centro della città ed il Palacio Nacional (la 1° fermata del bus, 5 minuti) ed ammirare questa piccola meraviglia, purtroppo invasa dai turisti. In un ottimo negozietto degustiamo svariati salumi e formaggi ed acquistiamo del chourico de sangue (L). Riprendendo il bus 434 scendiamo al Castelo dos Mouros (2° fermata, 10 minuti), una splendida fortezza araba che domina la città di Lisbona, e raggiungiamo la cima… E’ una camminata, tra andata e ritorno, di quasi due ore, ma ne vale davvero la pena. Dall’alto, si può ammirare il Palacio da Pena (sarebbe la 3° fermata del bus 434, ma non entriamo: l’ingresso costa circa 10,00 euro, a dire il vero non so se internamente meriti, ma il Castello ci ha stremati!). Dal Castello riprendiamo il bus 434 fino alla stazione; è domenica, e nonostante Sintra sia una meta turistica molto inflazionata, molti ristoranti sono chiusi. Pranziamo da Apeadeiro (8), proprio nei pressi della stazione, quindi proseguiamo la nostra gita.
Cabo de Roca
Dalla stazione di Sintra prendiamo il bus 403 per Cascais via Cabo de Roca (attenzione, anche altri bus vanno a Cascais ma solo quello si ferma a Cabo de Roca; il 403 passa 1 volta ogni ora); in 40 minuti scendiamo a Cabo de Roca, e lo spettacolo è mozzafiato. Siamo nel punto più a ovest di tutta Europa, ed è impressionante osservare l’oceano dall’alto della ripida scogliera, mentre tutto intorno la vegetazione dimostra quanto sia affascinante un luogo come quello, dove l’uomo non è arrivato a mettere mano… Manca il respiro, credetemi. Se vi trovate da quelle parti, non mancate la fermata.
Cascais
Riprendiamo il bus 403 (1 ogni ora) ed in 30 minuti siamo a Cascais. Ci troviamo di fronte a Praia da Conçeicao, splendida insenatura sabbiosa e riparata dal vento. Scendiamo lungo la costa verso est guardando il mare, ci addentriamo nel paesino fino a raggiungere il porticciolo vecchio prima e Marina di Cascais dopo, quindi continuiamo a camminare lungo il viale che dà sulla scogliera fino a raggiungere prima il Faro di Santa Marta e poi, dopo una lunga camminata, l’insenatura Boca do Inferno, altro punto splendido dell’oceano che merita una visita per le sue grotte erose dal mare e dal vento; le onde che si infrangono proprio nella grotta creano un’acustica quasi terrificante (da qui il nome!). Dopo circa 1 ora e mezza di camminata tra andata e ritorno, siamo di nuovo dove siamo scesi con il bus. Qui si trova anche la stazione dei treni: prendiamo quello per Lisbona scendendo però quasi subito, alla fermata Estoril.
Estoril
Dalla stazione di Estoril, uscendo siamo proprio di fronte al Casinò, coi suoi splendidi giardini e la fontana. Proprio di fronte, attraversando la ferrovia attraverso il sottopassaggio, c’è la Praia do Tamariz, dominata dalla principesca villa-castello. Ci spingiamo a sinistra guardando il mare e incappiamo nella Praia das Moitas, il cui arenile limitato è caratterizzato da una piscina atlantica che si riempie di acqua di mare ed il gioco di luce è quanto mai splendido. Ma sta facendo buio, quindi riattraversiamo il sottopassaggio e prendiamo lo stesso treno di prima, stavolta fino a Lisbona (Cais do Sondrè, 40 minuti da Estoril).
Da Cais do Sodré prendiamo la metro verde fino a Baixa-Chiado, quindi cambiamo e con la metro blu scendiamo a Praça de Espanha. Come ho già detto, la domenica molti ristoranti sono chiusi, e soprattutto in zona b&b c’è la desolazione. Depenniamo ad uno ad uno tutte le possibili alternative da me segnate, fino a che non scorgiamo, defilato, il Cafè Barlotti (9): una delle possibili alternative è aperta! Ci rifocilliamo, quindi prendiamo la metro gialla a Picoas, cambiamo a Marques de Pombal e prendiamo la blu fino a Praça de Espanha, proseguendo poi a piedi fino al b&b per una bella doccia ed una sonora dormita.

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LISBONA GIORNO 5 – LUNEDI’ 6 OTTOBRE 2014 (Bairro Alto, Bélem)
Bairro Alto
Dal b&b, dopo un’ottima colazione, prendiamo la metro blu da Praça de Espanha fino a Baixa-Chiado, quindi cambiamo e prendiamo la metro verde fino a Cais do Sodré. Uscendo dalla metro ci troviamo in piazza Dom Luis I, e proprio a fianco c’è il Time Out – Mercado da Ribeira, uno splendido spazio al chiuso che offre svariate soluzioni di street food di lusso; al mattino, nell’ala più esterna, c’è anche il mercato della verdura, del pesce e della carne, ma lo spazio per mangiare, con gli immensi tavoloni, la fa da padrone. Decidiamo quindi che pranzeremo qui (nel frattempo acquistiamo svariati tipi di pesce in scatola (M), ma ci aspetta la visita al Bairro Alto, quindi imbocchiamo Rua de Sao Paulo e saliamo con l’Ascensor da Bica, una specie di minitram che percorre tutta Rua da Bica Duarte Belo, fino a Rua do Loreto; qui scendiamo e continuiamo a piedi la salita, fino al Miradouro de Sao Pedro de Alcantara, dal quale si gode di uno splendido panorama. Una breve fermata nel Jardim de Sao Pedro de Alcantara e poi di nuovo in salita fino allo splendido Jardim Botanico prima e alla Basilica Estrela poi. Affamati, torniamo quindi giù a Cais do Sodré e al Mercado da Ribeira (10) ci gustiamo uno splendido pranzo piluccando da vari stand.
Bélem
Usciti dal Mercado da Ribeira, proprio lì di fronte, prendiamo il tram 15 (10 minuti di viaggio) fino alla fermata Bélem, di fronte alla Calcada de Ajuda; attraversiamo la ferrovia che costeggia il Tago salendo sul ponticello e ci troviamo proprio sulla costa. Camminiamo lungo il fiume per 2 km, godendo di una splendida visuale del Ponte 25 Abril e del Cristo Rei (Cacilhas, da qui, è proprio di fronte), e raggiungiamo prima il Padrao dos Descobrimentos (Monumento alle Scoperte) e poi la Torre di Bélem, con la sua splendida baia (ma il lunedì è chiusa e non possiamo salire). La scarpinata è stata bella lunga, e ci meritiamo un premio. Attraversiamo di nuovo il ponte e percorriamo a ritroso la strada passando da vie più interne, fino a raggiungere l’Antiga Casa dos Pastéis de Belém, per assaggiare le famose pasteis de nata (N), qualcosa di spettacolare. Da qui, a piedi, ci addentriamo ancora fino al Mosteiro dos Jeronimos (anch’esso chiuso il lunedì), quindi ci riposiamo un attimo nei giardini del Museu de Marinha. Ma il tramonto si avvicina, ed è l’ora di tornare verso il centro di Lisbona. Prendiamo il bus 714, un interminabile viaggio che ci aiuta però a ripercorrere, come in un sogno, tutto quel che di Lisbona abbiamo potuto ammirare in questa breve vacanza, poiché fa fermate in tutte le zone. Scendiamo al capolinea, Rossio, e da qui prendiamo la metro verde fino a Baixa-Chiado e poi la blu fino a Sao Sebastiao, decidendo di cenare in uno di quei posti che ieri sera erano chiusi: Txiriboga Tapas (11). La nostra ultima cena è davvero una degna conclusione di questa nostra splendida vacanza. Stasera torniamo al b&b un’oretta prima, dobbiamo mettere tutto a posto e bilanciare il peso tra valigia e bagagli a mano, operazione non da poco visto tutto ciò che abbiamo acquistato. Si prende la metro da Sao Sebastiao a Praça de Espanha, (per l’ultima volta, cara vocina portuguesa, insieme a te ho detto “pròxima estaçào: Pràça de Espànha!), e dopo aver sistemato tutto si va a letto, pensando che la mattina successiva ci sveglieremo in terra portoghese per l’ultima volta…
Alle 8,30 il taxi ci aspetta, direzione aeroporto; piove, per la prima volta, e ci risparmiamo quindi l’acquata che prenderemmo raggiungendo a piedi la metro. Ciao, Lisbona…

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Il mio personalissimo vocabolario (gastronomico e non):
(A) Vinho Verde: vino giovane (l’aggettivo verde indica proprio questo), non adatto all’invecchiamento, che viene consumato non appena prodotto. E’ un vino molto leggero (circa 10 gradi) e viene consumato solitamente per l’aperitivo. Esiste anche rosso, ma la versione bianca è la più nota ed apprezzata.
(B) Queijo de Azeitao: piccolo formaggio di latte di capra, dalla buccia dura ma con interno cremoso e sapore molto particolare. I più famosi provengono appunto da Azeitao, la regione costiera di Lisbona.
(C) Queijo da Serra: formaggio prodotto con latte di pecora, dal colore giallastro, consistenza morbida e sapore delicato, simile al (ma forse meglio del) brie francese.
(D) Farinheira: salsiccia preparata con carne di maiale condita con aglio, zafferano e farina. Si consumano soltanto cotte.
(E) Porto: vino liquoroso prodotto esclusivamente da uve provenienti dalla regione del Douro, nel nord del Portogallo, a circa 100 chilometri a est della città di Oporto. Esiste sia bianco che rosso, ed aumenta di pregio con l’aumentare degli anni di invecchiamento.
(F) Pasteis de Bacalhau: polpette fritte ripiene di baccalà, uova, patate e prezzemolo, servite solitamente come aperitivo.
(G) Gijinha: liquore forte a base di ciliegia, dolce e sciropposo se di livello industriale, ma se ben fatto è asciutto e si sente proprio il sapore della vera ciliegia.
(H) Fado: genere di musica popolare tipico del Portogallo, solitamente eseguito da voce e chitarra; si ispira al tipico sentimento portoghese della saudade ed è per questo un canto triste e sofferente.
(I) Azulejos: piastrelle di ceramica e di mosaici smaltate e decorate, solitamente di forma quadrata, che costituiscono un tipico ornamento dei paesi iberici di influenza araba.
(L) Chourico de Sangue: salame preparato con carne grassa di maiale e sangue cotto, dal colore scuro (un po’ come il nostro biroldo, o buristio, o sanguinaccio – a seconda della zona della Toscana in cui lo mangiate) e dal sapore deciso.
(M) Pesci in Scatola: principalmente sardine, ma anche sgombro, alici, polpo e seppie; in scatola, sotto sale o sott’olio, vengono consumati spesso ad inizio pasto.
(N) Pasteis de Nata: piccole paste fatte di pasta fillo (se cercate su internet vi diranno che si tratta di pasta sfoglia, ma non fidatevi, non esiste sfoglia così croccante! Solo la pasta fillo ben imburrata può esserlo) ripiene di crema cotta, aromatizzate alla cannella; sono conosciute anche come pasteis de Bélem, perché provengono proprio dalla rinomata pasticceria di Bélem di cui sopra.

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Ristoranti: cosa, dove, come (prima parte):
1) Restaurante Coral: vecchio ristorante non turistico, molto old school, in zona defilata.
Sopa à Alentejana (piatto povero a base di brodo vegetale con pane bagnao, coriandolo fresco, aglio e uovo) – Acorda de Mariscos (zuppa densa stile pappa al pomodoro, con frutti di mare, pan bagnato, pomodoro e coriandolo fresco – Vongole con sughetto di olio, vino, aglio e coriandolo. Una bottiglia di Vinho Verde. Totale: 24,00 euro
(Largo Manuel Emídio da Silva 9, Lisbona)
2) Restaurante Bastardo: al secondo piano di uno splendido albergo, da fuori non molto visibile. C’è una porta a vetri con un adesivo bianco con su scritto “Hi! I’m  glass”. Si entra da lì e si sale al secondo piano (ma vale la pena fermarsi un attimo al primo, dove il corridoio delle camere d’albergo profuma di cioccolato, e salire un secondo fino al terzo, dove invece le camere odorano di sandalo). Il posto è ultramoderno, arredato in modo particolare; la vista sul Rossio è splendida.
Bicchierino con carpaccio di melanzane, insalatina e pomodorino confit – Tempura di baccalà e coriandolo con salsina piccante a base di soia ed insalatina fresca accompagnato da bloody mary – Queijo de Azeitao con pane croccante e marmellatina di pomodori, accompagnato da porto rosso invecchiato – bBccalà arrosto con spuma di uova, pane croccante e pmodori – Polpo arrostito (tenerissimo) condito con pesto leggero, a parte crema di piselli, creakers fatti a mano e peperoni stufati (senza buccia li ho mangiati anche io!) – Gelato al porto e fichi (divino) – Arroz dolce (budino di riso stile risolatte) con cannella. Ci hanno offerto un porto bianco come ammazzacaffè ed un digestivo non alcolico a base di ginger e limone. Una bottiglia e ½ di Vinho Verde. Totale: 84,00 euro.
(c/o International Design Hotel, Rua da Betesg a 3, Lisbona)
3) Restaurante Ponto Final: tra i vari edifici abbandonati della costa di Cacilhas spunta questo ristorante, impossibile non vederlo: il ponte dove sono sistemati i tavoli arriva proprio “nel” mare. Ovviamente, ci siamo sistemati al tavolo più in cima.
Insalata di baccalà marinato con ceci, cipolline fresche e coriandolo – Sardine fritte e rifatte con pomodoro, cipolle, aglio e paprika affumicata – Queso da Serra (molto stagionato e saporito, con lieve sentore di cannella). ½ litro di Vinho Verde e una birra. Totale: 36,00 euro.
(Rua Ginjal 72, Cacilhas – Almada)
4) Restaurante Zapata: consigliatoci da un’amica, non ci ha delusi. E’ molto richiesto e per avere un tavolo si aspetta un pochino senza prenotazione, ma ne vale la pena. Molti mangiano al banco.
Telline con sughetto di olio, vino, aglio e coriandolo fresco – Bacalhau à la braz, servito con uova strapazzate e patatine “sticks” fritte – Queso oveho – Dessert spettacolare fatto con biscotti a strati intervallati da una crema a base di burro e caffè (una specie di tiramisù, ma molto più compatto e formato da più strati). Una bottiglia di Vinho Verde. Totale: 44 euro.
(Rua Poço dos Negros 47, Lisbona)
5) Restaurante Faz Figura: dalla stazione Santa Apolonia basta alzare gli occhi per scorgere la splendida terrazza del ristorante. Da lassù, la vista mare è splendida (peccato che attracchino le navi da crociera e si veda quasi solo quelle). Servizio ineccepibile (roba del tipo che ti spingono la sedia sotto le chiappe quando ti siedi e ti vengono a riempire il calice ogni volta che ce l’hai quasi vuoto).
Carpaccio di pesce spada con frutto della passione e coriandolo fresco – Gamberoni frtti in pasta kataifi con chutney di mango su purè di patate e sedano – Fave cotte con Farinheira e cipolla rossa – Soufflè al caffè con prugne e spuma all’arancia – Sorbetto al Porto + gelato all’olio d’oliva e al queijo da Serra. Una bottiglia di Vinho Verde. Totale: 57,00 euro.
(Rua do Paraíso 15B, Lisbona)
6) Corvo Azul: proprio di fronte al Castelo de Sao Jorge; essendo assalito dai turisti che visitano il castello, chiude alle 19,00 (difficile che qualcuno si avventuri fin lassù se non per raggiungere il castello in effetti). Entriamo alle 18,55 e ci gustiamo l’atmosfera in solitaria.
Sardine in olio d’oliva – Sgombri in olio d’oliva – Queijo de Azeitao – degustazione di 3 formaggi (uno misto mucca e capra, uno di pecora, uno di capra, ottimi). 2 bicchieri di Vinho Verde. Totale: 27,00 euro.
(Rua de Santa Cruz do Castelo 66/68, Lisbona)
7) Restaurante Coraçao da Sé: tra i vicoli più battuti dell’Alfama, proprio accanto alla Cattedrale Sé, si trova questo coloratissimo (esternamente) locale, una sorta di birreria, ma i prodotti sono molto buoni ed i ragazzi che lo gestiscono molto attenti alla cura di ogni dettaglio.
Degustazione di 2 formaggi – Degustazione di 2 salumi (chorico de sangue e farinheira). 2 birre. Totale: 22 euro.
(Travessa Almargem 4, Lisbona)

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Ristoranti: cosa, dove, come (seconda parte)
8) Restaurante Apeadeiro: tipico ristorante da pranzo della domenica: molte sono famiglie che frequentano abitualmente il locale. La prima parte del pranzo non ci ha soddisfatti, ma con dessert e Porto si sono rifatti.
Antipasto misto (decisamente una scelta sbagliata, forse pensavano che volessi mangiare italiano? Prosciutto cotto, roast beef, fontina… bleah!!) –  Bicocq (bistecchina di manzo con uovo sopra) servita con uovo e patate fritte – Latte portoghese (divino, fatto in casa) – Porto rosso invecchiato (ci hanno lasciato la bottiglia sul tavolo dopo aver pagato il conto, invitandoci a nozze!). ½ litro di Vinho Verde, 1 birra. Totale: 32,00 euro.
(Avenida Doutor Miguel Bombarda 3, Sintra)
9) Café Restaurante Barlotti: in una desolata domenica sera, la luce in fondo al tunnel. In fondo al un vicolo defilato della zona residenziale, il locale è tranquillo e poco battuto. E forse anche sottovalutato, perché siamo stati benissimo.
Insalata di polpo e pomodorini – Salmone al forno con chutney di mango, salsa teriaki, insalata mista, patate novelle, bietole e patate fritte a striscioline – Baccalà fritto servito con patate novelle e bietole. 2 bicchieri di Vinho Verde, 2 birre. Totale: 48,00 euro.
(Rua Martens Ferrão 32, Lisbona)
10) Time Out Mercado da Ribeira: se andate a Lisbona, una fermata qui è d’obbligo. Si tratta di un mercato al chiuso, una sorta di locale dai soffitti altissimi; una parte di questo immenso fabbricato è stato adibito a ristorante, o per meglio dire centro gastronomico: vi sono più di 20 box che ospitano gruppi di cuochi tra i più famosi di Lisbona, ed ognuno propone la propria specialità. Quando si ordina ci viene dato in mano un disco: quando si illumina, il nostro cibo è pronto. Si prende il vassoio e si può mangiare al bancone oppure seduti ai tavoloni in legno disposti al centro dell’area. Il cibo è davvero ottimo, e abbiamo assaggiato di tutto…
- Henrique Sa Pessoa –> Bacalhau Batoteiro (una sorta di tortino di baccalà con carote e zucchiine, ricoperto di besciamella e cotto in forno) – Tartara di spigola, mango, e pomodorini servita con uova di salmone e germogli su letto di crema di avocado. Una bottiglia di Vinho Verde. Totale: 27,00 euro.
- Sea Me –> due ostriche. Totale: 4,00 euro.
- Tartar-ia –> Tartara di manzo con pane croccante, cipolla rossa caramellata, rucola e spuma di patata – Tartara all’orientale, manzo con coriandolo, soia e salsa wasabi. Totale: 20,00 euro.
- Cafè de Sao Bento –> Tempura di fagioli verdi con salsa di cipolle. Totale: 5,00 euro.
- Mantegaria Silva –> Degustazione di 3 formaggi di capra con marmellatina di prugne compatta. Totale: 12,00 euro.
Totale pranzo: 68,00 euro.
(Avenida 24 de Julho 1200, Lisbona)
11) Txiriboga Tapas Bar: questo posto era nel mio mirino, la domenica sera era chiuso e così, in extremis, l’ultima sera abbiamo deciso di riprovarci. Non siamo rimasti delusi! Il ristorante propone davvero un’ampia scelta di tapas (crostini belli carichi); decidiamo per il menù che comprende 6 tapas a testa + un piatto normale, con due bevute a testa incluse. Ci alziamo e con il nostro piattino andiamo verso il banco, scegliendo ciò che preferiamo.
6 crostini a testa (pesce crudo, salumi, formaggi, verdure, salsine varie) – 1 piatto di acciughe all’aglio. 2 bicchieri di Vinho Verde, 2 birre. Totale: 42,00 euro.
(Rua Latino Coelho 50, Lisbona)

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Crostata di Crema al Pistacchio

Lo so, iniziare la settimana con un dessert forse è un pochino pretenzioso. Se non altro, per il fatto che, non so a voi, ma a casa nostra gli stravizi del week-end ogni tanto fanno venire voglia di depurarsi qualche giorno, e le diete di solito iniziano di lunedì (o no? :P )… Comunque, questa Crostata di Crema al Pistacchio è buona lo stesso anche se non la preparate oggi eh! Io l’ho cucinata qualche settimana fa, adoro i pistacchi e con questo dolce mi sono levata la voglia per un po’ ;) Ecco la ricetta:

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INGREDIENTI (per una crostata rotonda, diametro 26 cm)
per la pasta frolla:
280 gr. di farina 00 + quella per infarinare la tortiera
50 gr. di pistacchi in polvere
1 pizzico di sale
150 gr. di zucchero (o 110 gr. di fruttosio)
150 gr. di burro + quello per imburrare la tortiera
1 uovo intero
per la crema al pistacchio:
50 ml di latte
200 ml di panna liquida
150 gr. di pistacchi + una manciata per la decorazione
3 tuorli
60 gr. di zucchero (o 50 gr. di fruttosio)
25 gr. di maizena

PREPARAZIONE
Impastate dolcemente tutti gli ingredienti per la frolla iniziando col mescolare farina, pistacchi, sale e zucchero (o fruttosio), unendo il burro a tocchetti e lavorandolo fino ad ottenere un composto granuloso; incorporate quindi anche l’uovo e lavorate la pasta fino a renderla omogenea. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e lasciatela riposare in frigorifero per almeno un’ora.
Nel frattempo, preparate il ripieno: in una casseruola capiente scaldate il latte e la panna con i pistacchi tritati al mixer, mescolando spesso, fino quasi all’ebollizione. Nel frattempo, in una ciotola, sbattete con la frusta i tuorli con lo zucchero (o fruttosio), quindi versate a filo il latte e la panna con i pistacchi e, poca alla volta, la maizena. Mescolate sempre con la frusta fino a che il composto non sarà liscio ed omogeneo, quindi trasferite di nuovo il composto nella casseruola e cuocete, mescolando di continuo (io utilizzo la frusta a mano), fino a che la crema non si sarà addensata (bastano 5 minuti); lasciate intiepidire.
Trascorso il tempo di riposo stendete la pasta frolla sottile su di un piano ben infarinato e rivestitevi uno stampo da crostata precedentemente imburrato ed infarinato (in alternativa stendete la frolla su un foglio di carta da forno e poi rivestitevi la tortiera non imburrata nè infarinata). Informate nel forno già caldo a 180° C per circa 10 minuti, avendo cura di bucherellare il fondo con una forchetta. Sfornate quindi la base, versate il ripieno nella tortiera ed infornate di nuovo a 180° C per circa 15 minuti, o comunque fino a che la crema non sarà solidificata (fate la prova stecchino). Decorate la superficie con i pistacchi interi e lasciate raffreddare bene prima di servire, prima a temperatura ambiente e poi in frigo per almeno due ore.

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La Focaccia di Recco (con lo Stracchino)

Conoscete la città di Recco? Io no a dire il vero… O meglio, non personalmente. I miei suoceri però per qualche anno ci hanno abitato, e nei loro racconti questa focaccia è spesso presente… E poco tempo fa, il mio ciclista fotografo ha partecipato ad una gara ciclostorica proprio da quelle parti, degustando post gara, oltre ad un bel piatto di pasta al pesto, anche La Focaccia di Recco (con lo Stracchino)… Così, mi ha fatto venire voglia di prepararla. Su ogni sito, in ogni dove, mille foto, la ricetta sempre la stessa, ed è così veloce a farsi che, credetemi, potessi me la preparerei ogni giorno, all’ora di merenda (ma insomma, trattasi di roba un po’ calorica :P)…

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INGREDIENTI (per una teglia rotonda da pizza, diametro 39 cm)
500 gr. di farina 00
1 cucchiaino e ½ di sale + quello per spolverizzare la superficie
8 cucchiai d’olio extravergine di oliva + quello per ungere la teglia
225/230 ml d’acqua
800 gr. di stracchino (o crescenza, o squacquerone)

PREPARAZIONE
Versate la farina setacciata in una ciotola bella capiente, unitevi il sale e 5 cucchiai d’olio, quindi impastate versando l’acqua poca alla volta. Quando l’impasto sarà morbido ed elastico formate una palla, infarinate bene la ciotola in cui avete lavorato e ponete l’impasto lì a riposare per mezz’ora a temperatura ambiente, coperto da un panno.
Trascorso il tempo di riposo riprendete l’impasto, lavoratelo un altro po’, quindi dividetelo in due parti uguali e, col matterello, stendete due sfoglie rotonde molto, molto sottili delle dimensioni della vostra teglia (la mia è quella da pizza, rotonda, diametro 39 cm; ah: meglio se la teglia è di rame, io non ce l’ho però :( ). Ungete la teglia, adagiatevi la prima sfoglia, quindi distribuitevi lo stracchino a tocchetti. Coprite con la seconda sfoglia, pressando con le dita lungo i bordi in maniera omogenea sigillando i dischi e sulla superficie interna in diversi punti ma in maniera irregolare. Cospargete con i 3 cucchiai d’olio rimasti spennellando e con un ultimo pizzico di sale; infornate a 220° C per 20 minuti, o comunque fino a che la superficie non risulterà dorata; servite subito, tagliando a fette.

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Acciughe in Saor

Eccoci qui, di nuovo in Italia. Il viaggio a Lisbona è stato davvero splendido, e presto leggerete i miei racconti. Ma adesso vi propongo un piatto tipico della tradizione italiana, veneziana per essere precisi: le Acciughe in Saor! Viaggiare è sempre bello, e anche il nostro Paese offre posti magnifici con tradizioni gastronomiche incredibili. A distanza di tempo e nonostante siamo appena tornati dal Portogallo, ricordo ancora con tanta nostalgia i nostri giorni a Venezia, quasi 4 anni fa, a suon di cicchetti, ombre de vin e pesce di laguna… E questo era il piatto che più ci è rimasto nel cuore! Preparare il saor è semplice, ma non propriamente veloce. Ecco perchè una volta che ci siete vi consiglio di abbondare con le dosi e di godervelo più che potete!! Tipicamente il saor è preparato con le sarde, ma anche le acciughe ci stanno a meraviglia ed è facile anche trovare, nelle calli di Venezia, questa versione. Che cos’è il Saor?! Semplice:  un condimento a base di cipolle in agrodolce. Ripeto, questo piatto vi darà grosse soddisfazioni!

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INGREDIENTI (per una pirofila ovale, lunghezza 32 cm, diametro 20 cm)
5 cipolle bionde
600 gr. di acciughe fresche
50 gr. di uvetta
1 bicchiere di vino bianco
4 foglie di alloro
2 chiodi di garofano
2 bicchieri di aceto di vino bianco
50 gr. di pinoli
olio extravergine di oliva
sale
pepe
farina
olio per friggere

PREPARAZIONE
Affettate finemente le cipolle tagliate ad anelli e cuocetele in una padella con olio a fuoco bassissimo per 25 minuti. Nel frattempo, pulite le acciughe staccando prima la testa e le interiora, quindi passando un dito lungo la pancia per aprirle a libro, tirando via la spina; lasciatele attaccate per la coda.
Mettete l’uvetta a mollo nel vino bianco.
Trascorsi i 25 minuti, unite alle cipolle l’alloro, i chiodi di garofano, l’aceto bianco ed il vino bianco (avrete in precedenza scolato l’uvetta, strizzata e messa da parte); salate, pepate e, sempre a fuoco basso (ma leggermente più alto di prima) lasciate evaporare cuocendo altri 25 minuti. Durante questa attesa infarinate bene le alici, eliminate la farina in eccesso, scaldate l’olio in una padella e friggetele.
Una volta fritte scolate le alici, eliminate l’olio in eccesso ponendole su carta assorbente, quindi salatele.
A questo punto preparate il vostro saor predisponendo nella pirofila di coccio prima uno strato di alici fritte, quindi uno di cipolle, una manciata di pinoli e una di uvetta; procedete in questa maniera fino ad esaurire gli ingredienti (io sono riuscita a fare tre strati precisi). Versate nella pirofila anche il fondo di cottura delle cipolle e muovete il recipiente per fare in modo che il condimento si distribuisca in modo omogeneo su tutte le acciughe. Lasciate raffreddare, coprite con un foglio di carta da forno e lasciate riposare in frigorifero almeno un giorno prima di servire (più si insaporiscono, e meglio è!).

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Con questa ricetta partecipo al Contest Il Viaggio in un Piatto, di La Cascata dei Sapori!

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Risotto ai Fichi d’India, Gamberoni e Prosecco

Come vi avevo già detto qui, sono in estasi per questo mio momento di scoperta dei fichi d’India in cucina :D La ricetta di oggi è un primo piatto: Risotto ai Fichi d’India, Gamberoni e Prosecco, un mix delicato e raffinato che lascerà tutti a bocca aperta! L’idea di unire gamberoni e fichi d’India in un risotto l’ho presa da qui, ma il procedimento è tutta farina del mio sacco (non avrò mai utilizzato i fichi d’India in cucina prima d’ora, ma i risotti li so fare :P )
Nel frattempo io vi saluto e vi do appuntamento tra una settimana: giovedì mattina prestissimo io e il mio ciclista fotografo partiamo per Lisbona! :D

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INGREDIENTI (per 2 persone)
3 fichi d’India
400 gr. di gamberoni (peso lordo – io ne ho utilizzati 15)
2 scalogni
200 gr. di riso Carnaroli
2 bicchieri di prosecco
20 gr. di burro
1 mazzetto di prezzemolo
olio extravergine di oliva
sale

PREPARAZIONE
Lasciate i fichi d’india a mollo in acqua fredda per qualche ora (meglio se potete farlo la sera precedente), in modo che perdano almeno parte delle spine.
Sgusciate i gamberoni, tagliateli a pezzi (ogni gamberone in 4; lasciatene un paio interi per decorare i piatti) e teneteli in fresco. Con le teste ed i gusci preparate il fumetto facendo prima rosolare il tutto con uno scalogno tritato (schiacciate bene le teste in modo che rilascino i loro succhi), quindi coprendo con acqua e facendo cuocere circa 15 minuti; filtrate poi il brodo così ottenuto e tenetelo in caldo.
Prendete i fichi d’India, scolateli dall’acqua ed infilzatene uno per volta con una forchetta; ponetelo su di un tagliere e, con un coltello, tagliate le due punte, quindi incidete la buccia nel senso opposto in modo da unire le due punte. Sempre tenendo fermo il fico d’India con la forchetta, togliete la buccia con il coltello facendo “rotolare” il frutto su se stesso; fate attenzione alle spine rimaste. Ponete i frutti su di un altro tagliere e tagliateli a pezzetti*, lasciando da parte un paio di fettine per la decorazione.
In una casseruola fate rosolare l’altro scalogno tritato con un filo d’olio; unite i fichi d’India (non le due fettine) e, dopo un paio di minuti, versate il riso e fatelo tostare. A questo punto versate 1 bicchiere e ½ di prosecco e fate evaporare completamente, quindi iniziate a versare il brodo, due mestoli alla volta, fino alla completa cottura del riso; qualche minuto prima che il riso sia cotto aggiustate di sale (ne occorrerà un pizzico per contrastare il dolciastro dei fichi d’India), versate il restante prosecco ed unite i gamberoni precedentemente tagliati a pezzi; a parte, rosolate i due gamberoni lasciati interi per la decorazione.
A fine cottura mantecate con il burro, unite il prezzemolo tritato e fate riposare qualche minuto prima di servire. Impiattate ponendo su ogni porzione un gamberone intero, una fettina di fico d’India e una fogliolina di prezzemolo.

*Se proprio detestate i semi dei fichi d’India, invece di fare a pezzetti la polpa potete schiacciarla con uno schiacciapatate e conservare solo il succo, che andrete a versare sul soffritto sempre prima del riso, facendo restringere qualche minuto.

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Torrette di Bufala e Fichi d’India con Alici Marinate

Come immagino molti di voi, anche io ho sempre avuto paura dei fichi d’India… Niente di più stupido! Ho imparato che, stando ovviamente attenti alle spine, non è difficile pulirli e quindi utilizzarli in cucina. Ecco la mia prima ricetta: Torrette di Bufala e Fichi d’India con Alici Marinate! Le alici e la bufala sono un’accoppiata da non sottovalutare, già ve l’avevo mostrato qui, ma l’idea per questa ricetta viene da qui, anche se io ho sostituito il fegatino di pollo, che non è proprio la mia passione, con le alici appunto… Ecco la ricetta, molto molto semplice… Ed anche fresca, il che, in questo bel sabato di sole, non disdice affatto!

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INGREDIENTI (per 4 torrette)
3 fichi d’India
8 alici fresche
1 limone
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 mazzetto di prezzemolo
1 mozzarella di bufala (200 gr.)
sale
pepe

PREPARAZIONE
Lasciate i fichi d’india a mollo in acqua fredda per qualche ora (meglio se potete farlo la sera precedente), in modo che perdano almeno parte delle spine.
Pulite le alici staccando prima la testa e le interiora, quindi passando un dito lungo la parte inferiore per aprirle a libro, tirando via la spina e la coda. In una tazza (è il modo migliore, se le alici non sono troppe) preparate una citronette con il succo del limone, l’olio extravergine di oliva, quasi tutto il prezzemolo tritato, un pizzico di sale ed il pepe, quindi fatevi marinare i filetti di alici almeno un’oretta.
Prendete i fichi d’India, scolateli dall’acqua ed infilzatene uno per volta con una forchetta; ponetelo su di un tagliere e, con un coltello, tagliate le due punte, quindi incidete la buccia nel senso opposto in modo da unire le due punte. Sempre tenendo fermo il fico d’India con la forchetta, togliete la buccia con il coltello facendo “rotolare” il fico d’India su se stesso; fate attenzione alle spine rimaste. Ponete i frutti su di un altro tagliere e tagliateli a fette, ottenendo 16 fette in tutto (ovviamente con 3 frutti otterrete più di 16 fette; io ne ho scelte 16 eliminando quelle troppo piccole e quelle venute meno bene).
Affettate anche la mozzarella scolata ottenendo 8 fette, quindi ponete sopra ogni fetta di mozzarella (scegliete le più grandi) due fettine di fico d’india (anche qui, scegliete le centrali). Sovrapponete quindi sopra ogni torre una fetta di mozzarella piccola ed ultimate con altre due fettine di fico d’India. Completate ponendo sopra ad ogni torre due alici aperte a libro, scolate delle loro marinatura, poste a formare una croce; coprite con il restante prezzemolo tritato e servite.

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Con questa ricetta partecipo al contest L’appetito vien tagliando, di Noodloves… Cliccate il banner per ulteriori info ;)

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Insalata di Bietole Fresche con Shropshire Blue, Mirtilli Rossi e Nocciole

Il titolo lungo non vi deve trarre in inganno, questa è un’insalata e come tale si prepara velocemente. Ma prima della ricetta, voglio spendere due paroline per lo Shropshire Blue Cheese, un formaggio erborinato inglese molto simile allo Stilton, la cui colorazione naturale rende la pasta arancione; è più delicato del Roquefort, ed ha un retrogusto di nocciola. Io lo adoro, non è facile da trovare ma quando mi capita non perdo l’occasione!
Ho cercato in rete ed ho visto che c’è chi ci condisce la pasta, fondendolo, e chi invece prepara cakes, muffins salati, scones e cosette del genere a base di Shropshire. Io, credetemi, dato il costo ma soprattutto dato il suo sapore unico, non ce l’ho fatta a “cucinarlo”, diciamo così, ma per una volta ho voluto comunque provare a non mangiarlo così, a tocchi, con un boccone di pane e via, ma a prepararci questa Insalata di Bietole Fresche con Shropshire Blue, Mirtilli Rossi e Nocciole, in modo da esaltare e non coprire o mitigare il suo sapore. Le bietole fresche fanno da croccante contorno ad un mix di sapori sconvolgente: il dolciastro dei mirtilli ben contrasta (ma non nasconde) il gusto pungente e persistente dello Shropshire Blue, mentre le nocciole, più consistenti, ne contrastano la morbidezza ma ne “allungano” il gusto, amalgamandosi alla perfezione. Io vi consiglio, se vi capita di assaggiare questo formaggio, prima di farne una bella scorpacciata così, nature, ma poi di provarlo in questa ricca insalata!

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INGREDIENTI (per 3 persone)
350 gr. di bietole fresche (peso al netto degli scarti: 280 gr.)
100 gr. di mirtilli rossi essiccati
100 gr. di nocciole intere
120 gr. di Shropshire Blue Cheese
sale

PREPARAZIONE
Lavate bene le foglie delle bietole eliminando i residui terrosi, asciugatele tamponandole con un panno, quindi spezzettatele grossolanamente scartando le costole dure e ponetele in una ciotola; unite un pizzico di sale e mescolate bene. Aggiungete quindi i mirtilli rossi e le nocciole e date una bella mescolata. Tagliate a cubetti lo Shropshire Blue e distribuiteli sull’insalata, mescolando il minimo indispensabile se volete che i pezzi del formaggio restino integri e ben visibili. Servite fredda. Se vi piace, aggiungete un filo di aceto balsamico (sconsiglio l’olio).

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